Europa

#GlobalCompact, UE tradisce l’Italia: immigrati rimarranno nel Bel Paese

Dove sono finiti i famosi ricollocamenti promessi dalla Ue al Governo Renzi in cambio del fatto che l’Italia si sarebbe accollata tutti gli sbarchi di immigrati? Ora è ufficiale e sarà un duro colpo per Italia e Grecia sul fronte migranti. La Commissione Ue ha infatti deciso di passare oltre la proposta di introdurre le quote di ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo.

La proposta è completamente esaurita. Ci possono essere diverse forme per esprimere la solidarietà. La solidarietà deve essere apportata da tutti noi. Ma la struttura principale di questo meccanismo di solidarietà deve essere costruito su base volontaria.

È quanto dichiarato dal Commissario per le Migrazioni, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos. Rimarranno quindi tutti in Italia i migranti accolti dal Governo Renzi e dal Pd, ad esclusione dei rimpatri che verranno effettuati grazie al decreto Salvini. Ma è interessante leggere la posizione Ue, mentre la stessa ci vuole incatenare ai decimali dal punto di vista economico.

Bruxelles propone di approvare, entro inizio 2019, cinque delle nove riforme in cantiere: requisiti per la protezione, condizioni di accoglienza, Agenzia Ue per l’asilo, raccolta di impronte digitali (Eurodac) e re-insediamento.

E mentre Avramopoulos chiude sul fronte ripartizione, apre le porte al Global Compact lanciando un ultimo appello ai Paesi ostili al documento Onu affinché ripensino e cambino la loro prospettiva. Cosa che stanno facendo molto seriamente quelli del M5S, che vorrebbero addirittura spostare la discussione in parlamento a febbraio giustificandosi per troppa emotività (invece, ecco il motivo).

Il Global Compact è nell’interesse dell’Europa, degli Stati membri e di tutti i Paesi direttamente o indirettamente coinvolti nelle migrazioni. Il documento Onu non servirà ad aumentare l’immigrazione, né costituisce un invito alla gente a venire in Europa. Ci aiuterà a ridurre l’immigrazione irregolare.

Così ha concluso Avramopoulos, ma attendiamo l’ira della Meloni che di certo non tarderà ad arrivare.

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